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Guida · Ispezioni

Quali ispezioni si possono fare con un drone, e cosa il drone non vede

Tetti, facciate, fotovoltaico, ciminiere e serbatoi: cosa si ispeziona con un drone, con quale sensore, in che condizioni si vola e quando serve il cestello.

11 min di lettura Pubblicato il 18 settembre 2026

Ispezione di una copertura con drone

Con un drone si ispezionano tetti e coperture, facciate e balconi, impianti fotovoltaici e strutture alte come ciminiere, torri e serbatoi. Con mezzi e squadre dedicate si arriva anche dentro serbatoi e silos, sotto i ponti, lungo le linee elettriche e sulle pale eoliche. In tutti i casi il drone porta a terra, in foto ad alta risoluzione o in termografia, quello che altrimenti qualcuno dovrebbe salire a guardare, e si ferma dove serve toccare.

Che il drone arrivi sulla struttura, di solito, è la parte facile. Quello che decide se l’ispezione serve a qualcosa è cosa deve cercare. Una tegola spostata si vede in foto anche con il cielo coperto. L’acqua finita nell’isolante di un tetto piano, invece, dal drone la vede solo la termocamera, e solo nelle ore dopo il tramonto di una giornata di sole. Sensore e momento del volo si scelgono sul difetto, prima di fissare la data.

Le ispezioni con drone su edifici e impianti

Nella tabella, le ispezioni con drone che si fanno su edifici e impianti, con il sensore che serve e la condizione che rende affidabile il risultato.

Cosa si ispezionaCosa si cercaSensoreQuando si vola
Tetti a faldeTegole e coppi rotti o spostati, colmi, lattoneria, camini, danni da grandineFotocamera con zoomQualsiasi giornata asciutta, anche nuvolosa
Tetti pianiBolle e fessure della guaina, ristagni, umidità nell’isolanteFotocamera e termocameraTermografia nelle ore dopo il tramonto di una giornata di sole
Facciate, cornicioni, balconiFessure, segni di distacco dell’intonaco, ferri scoperti nei frontaliniFotocamera con zoomQualsiasi giornata asciutta
Involucro dell’edificioDispersioni di calore, ponti termiciTermocameraD’inverno, con il riscaldamento acceso, prima dell’alba
Impianti fotovoltaiciHot spot, moduli o stringhe che non producono, diodi guastiTermocamera e fotocameraAlmeno 600 W/m² sui moduli, poco vento, cielo quasi sereno
Ciminiere, torri, serbatoiCorrosione, fessure, bulloni e ancoraggi, scale e ballatoiFotocamera con zoomVento debole anche in quota

Per le foto l’ultima colonna chiede poco: una giornata asciutta e, sulle strutture alte, poco vento. Con la termografia, invece, è la colonna che decide se il report vale qualcosa.

Tetti e coperture

Anche il tetto di una villetta sta sopra i 2 metri, la soglia oltre la quale il D.Lgs. 81/2008 (art. 107) parla di lavoro in quota. Salirci per guardare vuol dire protezioni anticaduta, e qualcuno che si prende il rischio. Con il drone chi ispeziona resta a terra, e la copertura arriva sullo schermo falda per falda. Tegole e coppi, colmi e compluvi, gronde e pluviali, camini e lucernari (compreso quel coppo sotto il colmo che da terra non ha mai visto nessuno).

Un caso tipico è dopo una grandinata o un colpo di vento. Le foto sono datate e georeferenziate, cioè dicono quando e dove è stato visto il danno: due dati che in una pratica assicurativa pesano. Sulle lastre in fibrocemento e sui lucernari dei capannoni il drone ha un argomento in più: sono superfici fragili, su cui non si cammina senza passerelle. Se si sospetta amianto, le foto documentano lo stato delle lastre; cosa contengono lo dice solo un campione analizzato in laboratorio.

Sui tetti piani la foto mostra la guaina: bolle, fessure, sormonti aperti, acqua ferma. L’acqua già entrata nell’isolante, invece, in foto non si vede. Di giorno la copertura si scalda al sole e di sera si raffredda, ma l’isolante bagnato trattiene il calore più a lungo di quello asciutto. Nelle ore dopo il tramonto, in termografia, quelle zone risultano più calde: è il metodo descritto dalla pratica standard americana ASTM C1153. Funziona sulle guaine a vista, lisce o ardesiate; con la ghiaia sopra o una vernice riflettente il segnale termico viene mascherato e può servire un altro metodo. La termografia restringe la ricerca a poche zone. La conferma la dà il carotaggio, perché un’anomalia termica può avere anche altre cause.

Per questo una richiesta di ispezione del tetto con drone dovrebbe dire cosa si sospetta, oltre all’indirizzo. Un tetto a falde dopo la grandine e un tetto piano che gocciola dentro un ufficio sono due voli diversi, a orari diversi. Se poi servono anche le misure, per computare un rifacimento, c’è il rilievo della copertura, che spesso si fa nella stessa giornata.

Facciate, cornicioni e balconi

Su una facciata il drone lavora a pochi metri dal muro, con lo zoom sulle parti dove un distacco diventa un pericolo per chi passa sotto: cornicioni, marcapiani, frontalini dei balconi con i ferri che affiorano, fessure che partono dagli spigoli delle finestre. Per distinguere una fessura di un millimetro, nella foto un pixel deve coprire meno di un millimetro di parete, e distanza dal muro e zoom si scelgono su questo.

Magari stai pensando che, a questo punto, il cestello non serva più. Per guardare, in effetti, non serve. Per verificare un distacco sì: il controllo classico è la battitura, si percuote l’intonaco e si ascolta dove suona vuoto (il drone ha molte qualità, ma non il martelletto). Quello che cambia è da dove si comincia a battere. Con la facciata documentata tutta, cestello o tecnici su fune partono dalle zone segnalate, e il ponteggio si monta per riparare, non per guardare. Quanta parete battere lo decide comunque il tecnico: un distacco che non lascia segni in superficie, in foto, non si vede.

Poi c’è la termografia dell’involucro, quella che cerca dispersioni e ponti termici. Ha regole strette: tra dentro e fuori serve da almeno 24 ore una differenza di temperatura stabile, mai sotto i 5 °C (di più sulle pareti ben isolate), e le pareti non devono prendere sole diretto da almeno 12 ore. Sono le condizioni fissate dalla UNI EN 13187, la norma di riferimento fino al 2023, quando l’ha sostituita la UNI EN ISO 6781-1. In pratica si fa d’inverno, con il riscaldamento acceso, prima dell’alba. Se invece ti servono i prospetti quotati, per un progetto o per un cappotto, quello è un rilievo della facciata: un altro prodotto.

Impianti fotovoltaici: la termografia ha le sue regole

Su un impianto fotovoltaico la termocamera cerca i moduli che scaldano più degli altri: celle con hot spot, moduli o stringhe che non producono, diodi di bypass guasti. L’impianto resta acceso durante il volo. Anzi, deve esserlo: i difetti emergono solo quando i moduli lavorano, e la specifica tecnica IEC TS 62446-3 fissa le condizioni minime. Almeno 600 W/m² di irraggiamento sul piano dei moduli, vento sotto i 28 km/h, cielo quasi sereno (al massimo due ottavi coperti da nuvole). Tradotto: una giornata limpida, nelle ore centrali. Le mattine di nebbia di novembre, per capirci, sono escluse.

Con il cielo velato un impianto con moduli guasti può uscire con un report pulito, perché con poca corrente molte anomalie non si staccano dal rumore di fondo. E un report pulito sbagliato è peggio di nessun report, perché ti dice che va tutto bene. Prima ancora del prezzo, chiedi a chi ti fa il preventivo quali condizioni di irraggiamento aspetta per volare.

Conta anche la distanza. La stessa specifica vuole almeno 5×5 pixel su ogni cella. Le termocamere dei droni professionali lavorano in genere a 640×512 pixel, un terzo di megapixel, contro i 48 megapixel della fotocamera montata sullo stesso drone. Sul fotovoltaico la quota di volo la decide la termocamera.

E non tutto scalda. Il rapporto del programma fotovoltaico dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA PVPS) sulle immagini termiche ed elettroluminescenti lo mette per iscritto: non tutti i guasti di un modulo fanno salire la temperatura. La termografia da sola, quindi, non li trova tutti. Le microfratture delle celle, per esempio, in termografia compaiono solo quando fanno scaldare la cella; per trovarle in modo sistematico serve l’elettroluminescenza, che è un’altra prova con altre attrezzature. Cosa entra nel report, e con quali priorità, lo trovi nella pagina dell’ispezione termografica del fotovoltaico.

Ciminiere, torri e serbatoi

Una ciminiera, una torre o il mantello di un serbatoio si guardano da vicino senza che nessuno salga sulla scala alla marinara (che vista da sotto sembra sempre più corta). Si cercano corrosione e fessure, e si controllano bulloni, ancoraggi, ballatoi e parapetti. Lo zoom permette di restare a distanza di sicurezza dalla struttura.

Il limite, qui, è il vento. In quota soffia più forte che a terra, e ogni drone ha una soglia oltre la quale non vola in sicurezza. Per questo la data di un’ispezione su una struttura alta si tiene flessibile di qualche giorno.

Le ispezioni che chiedono droni e squadre dedicate

Alcune ispezioni si fanno con il drone, ma con mezzi e procedure diversi da quelli di un tetto o di una facciata.

  • Dentro serbatoi, silos e caldaie. Entrarci è lavoro in ambiente confinato, che in Italia ha regole proprie (D.P.R. 177/2011). Si usano droni chiusi in una gabbia protettiva, costruiti per urtare le pareti senza cadere.
  • Ponti e viadotti. Sotto l’impalcato il segnale satellitare arriva male e il drone deve tenere la posizione senza GPS: servono mezzi e piloti attrezzati per farlo.
  • Linee elettriche. Si ispezionano per chilometri, spesso oltre la distanza a cui il pilota vede il drone, e il volo oltre la vista richiede autorizzazioni specifiche.
  • Pale eoliche. Si ispezionano a rotore fermo, pala per pala, cercando erosione del bordo d’attacco, crepe e danni da fulmine.

Se il tuo caso è uno di questi, chiedi a chiunque ti faccia un preventivo con quale drone e con quale autorizzazione pensa di volare. Da come risponde capisci se l’ha già fatto.

Dove il drone si ferma

Tutto ciò che richiede di toccare resta un lavoro a contatto: la battitura dell’intonaco, il carotaggio di un tetto piano, il campione di una lastra sospetta. Anche il report ha un confine. Documenta lo stato e localizza i problemi. Decidere se una fessura è strutturale, o come intervenire, resta il lavoro di un tecnico, che però parte dalle immagini di tutta la struttura invece che da quello che si vedeva dalla strada.

Cosa scrivere nella richiesta di ispezione

Con queste cinque informazioni il preventivo può già dire quale sensore serve e con che tempi:

  1. L’indirizzo esatto. Serve a verificare la zona di volo su D-Flight e gli eventuali permessi, che in alcuni centri urbani allungano i tempi. Le regole le abbiamo spiegate per chi commissiona nella guida alla normativa sui droni.
  2. Cosa va ispezionato: tetto a falde o piano, quante facciate e quanti piani, oppure potenza e numero di moduli dell’impianto. Anche una foto fatta con il telefono dalla strada aiuta (storta va benissimo).
  3. Cosa cerchi e perché adesso: un’infiltrazione in corso, la grandinata di una data precisa, una verifica periodica, un acquisto. Da qui dipende se serve la termografia, e quando volare.
  4. A chi serve il report: perito, assemblea, manutentore, impresa. Così sappiamo per quale uso prepararlo.
  5. Le scadenze che hai, come un’assemblea o una perizia già fissata.

Il preventivo è gratuito e arriva entro 24 ore.

Domande frequenti

Serve un permesso per ispezionare un tetto con il drone?

Dipende dalla zona, non dalla proprietà del tetto. Lo spazio aereo è mappato su D-Flight. In molte aree basta rispettare le regole della categoria di volo; vicino agli aeroporti e nei centri di alcune città serve un’autorizzazione, con tempi che vanno da un paio di settimane a più di un mese. Il volo lo esegue un pilota della rete, certificato e assicurato, e le pratiche le gestiamo noi a partire dall’indirizzo. In città, durante il volo, l’area sotto il drone va tenuta libera da persone non coinvolte: per un condominio vuol dire avvisare i residenti e, se serve, delimitare il cortile per il tempo del volo.

Il drone vede le infiltrazioni?

In foto vede gli effetti: macchie, ristagni, una guaina sollevata, un sormonto aperto. L’acqua dentro la copertura o nelle pareti la può mostrare la termocamera, alle condizioni giuste, che cambiano da superficie a superficie: sui tetti piani, per esempio, nelle ore dopo il tramonto. La conferma arriva da una verifica a contatto.

Quanto costa un’ispezione con drone?

Dipende da cosa va ispezionato, da estensione e altezza, e dalla termografia, che richiede condizioni e orari dedicati. Il preventivo è gratuito, arriva entro 24 ore e riporta il prezzo prima del volo.

Quanto tempo richiede un’ispezione con drone?

Per un edificio il volo richiede in genere poche ore. I tempi di consegna del report dipendono da quanto va ispezionato e da cosa deve contenere, e sono scritti nel preventivo.

Che differenza c’è tra ispezione e rilievo con drone?

L’ispezione documenta lo stato con foto, video e termografia, e localizza i problemi. Il rilievo con drone consegna le misure, in DWG, per progettare o computare. Se ti servono tutti e due, spesso si fanno nella stessa giornata di volo.